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martedì 28 giugno 2016

Pensieri: mentre il mondo va fuori, io vado dentro


La sera è silenziosa in casa mia, non accendo mai la televisione, non guardo i telegiornali, non conosco il nome di nemmeno un cuoco che fa i reality, non mi interessano gli europei e non so nemmeno se l'Italia ieri ha vinto o perso. Non mi interessa fare shopping per il gusto di farlo, non riempio i miei vuoti con il cibo nè con storie sentimentali a casaccio. Sono un'outsider da quando ne ho memoria, in modi diversi nel corso della mia vita ma sempre differente dagli altri. O almeno, dalla maggior parte delle persone. Scrivevo blog quando la gente non aveva nemmeno la connessione a casa, ho cercato di appartenere, di omologarmi, di primeggiare, di essere vista. Ho fatto tanti errori cercando me stessa. Ho incontrato tante vie e tanti terapeuti, ho scavato tutto lo scavabile finché sembrava non ci fosse più niente ma ancora qualcosa rimaneva. Poi ho cominciato a camminare nella via dello yoga, sempre più in profondità. E tutto è cambiato in un anno: in un mondo che cerca fuori, che vuole possedere, che vuole trovare il suo valore nella posizione che occupa nell'organigramma di un'azienda, io ho deciso di andare dentro. Più a fondo, dentro di me, nella mia testa, strato dopo strato del mio ego, fino ad arrivare a toccare l'essenza. Lì posso trovare il silenzio e la gioia. La calma dell'indifferenza verso il caotico vivere umano nella superficie di quello che ci vogliono insegnare essere importante. Oggetti, soldi, sesso, autostima costruita sopra falsi valori, cultura inesistente fatta di cliché e nozioni usa e getta di Wikipedia. Io non posseggo molte cose, non ho nemmeno la macchina. Torno a casa e ad aspettarmi c'è il mio gatto, sul lavoro non occupo un posizione di rilievo. Quanto posso sembrare "triste" agli occhi di chi crede che andare con la famigliola nel nuovo centro commerciale a spendere soldi in robaccia inutile sia un importante tassello di felicità? 
Io non mi preoccupo più di come appaio agli altri, io non guardo più fuori da me per trovare ciò che è importante. Mi sento ogni giorno grata e privilegiata, per le mie scelte, per il mio percorso, per i miei compagni di viaggio meravigliosi. Io rimango dentro e vado oltre alle mie delusioni e ai miei dolori, non lascio più che mi definiscano o mi condizionino. La vita è oggi, io sono quella che respira in questo momento, cercando di lasciar andare gli inutili fardelli del passato. 
In un mondo che ha paura di guardare dentro io vado avanti con orgoglio. E con la consapevolezza che non sono la sola a vivere una vita che va oltre.

mercoledì 11 maggio 2016

Pensieri: Yoga Festival Bimbi, fare la volontaria mi piace un sacco!


Dopo la prima bella esperienza come volontaria per aiutare lo staff di Yoga Festival mi sono messa in pista per fare altrettanto lo Yoga Festival Bimbi presso il museo della Scienza e della Tecnica. 
La volta scorsa avevo chiesto di essere messa a fare assistenza all'ingresso di una sala, stavolta ho deciso di provare l'info point. Premettiamo che io non ho mai avuto contatto con il pubblico, non ho mai lavorato in un negozio o ad uno sportello, la mia vita lavorativa è costellata di uffici con contatto umano riservato solo ai soliti colleghi. Per me era quindi una sfida avere a che fare con gente sconosciuta dietro ad un bancone. La mia mansione era quella di raccogliere le iscrizioni dei bambini ai laboratori gratuiti, far firmare la liberatoria, dare informazioni varie. Ammetto che il mio primo istinto è stato il panico! E ho giurato a me stessa di non prendermela mai più se qualcuno a qualche sportello è più lento di quanto io penso debba essere... perchè non è mica così facile! Ascoltare una persona mentre magari cercano di parlarti in due, cercare un foglio fra dieci per segnare tutto e magari non trovarlo e impiegharci un'eternità ma soprattutto... capire i cognomi delle persone! I cognomi sono parole strane, senza nessun senso logico, non ero mai sicura di aver capito bene quello che mi dicevano e non volevo sembrare maleducata nel mio chiedere conferma, ma lo facevo perchè se no magari sbagliavo. Devo dire che per mia fortuna mi sono relazionata con tutte persone gentili, affabili e pazienti. 
Se allo Yoga Festival, complice il fatto che a stare tanto tempo da sola in piedi davanti alle classi di yoga ho avuto tempo di pensare e di gustarmi le sensazioni ed emozioni del momento, stavolta ero talmente indaffarata che non ne ho avuto modo. Il tempo è passato veloce fra tante cose da fare e tante facce nuove con cui parlare. Inoltre le mia compagna di desk era simpatica e abbiamo amabilmente chiacchierato nei momenti più calmi. 
Sentirmi d'aiuto in un contesto che amo mi fa stare bene. Fare qualcosa di utile solo per il piacere di farlo anche. Essere parte di qualcosa che per me è molto bello vale il piccolo sacrificio di parte del mio tempo libero nel week end. 
Qualche giorno dopo ho anche ricevuto una bella mail di ringraziamento, mandata a tutti i volontari, dall'organizzazione del Festival e anche questo riempie il cuore. Sapere che in qualche modo hai fatto una piccola differenza. 
Sono grata di poter essere parte di questi avvenimenti e farò ancora la volontaria al prossimo giro!

martedì 12 aprile 2016

Pensieri: perchè essere vegetariani


A poche settimane dalla decisione "primo passo" di eliminare sul serio la carne, già sono passata al vero vegetarianismo eliminando sia carne che pesce. Questa decisione è maturata lentamente nel tempo, saranno almeno dieci anni che ho ridotto drasticamente il mio consumo di carne, ma è solo nell'ultimo anno che ho iniziato a pensare seriamente a passare ad una scelta più concreta. Non è stato facile, non tanto per lo sforzo di evitare carne e pesce che poco mi pesa, quanto per dare alla mia decisione un senso che avesse un vero senso PER ME.
All'inizio il mio pretesto era la salute. Il problema è che non ho riscontrato miglioramenti tali nella mia forma fisica o nel mio stato di salute che mi facessero dire "ah sì, si sta meglio a mangiare così, facciamolo seriamente". Questo è accaduto probabilmente un po' perchè il processo è troppo lento e non ho percepito la differenza oppure perché ho una scarsa percezione di cosa mi fa bene o no, a meno che non sia una reazione immediata. E partendo da questa prima considerazione vorrei anche dire che secondo me chi dice che "ad essere vegetariani ci si sente molto meglio" è bugiardo tanto quanto le donne che millantano "sono abituata ad andare in giro coi tacchi, non mi crea nessun problema".

Piccola parentesi: negli ultimi anni mi sono resa conto di quante bugie ci vengono propinate e servite su piatti d'argento, un po' da chiunque. Per tanto tempo mi sono chiesta perchè questo accada e sono giunta alla conclusione che questo genere di menzogne non sono intenzionali, ma la gente se la racconta (e te le racconta) per giustificarsi. Questioni di ego. Tanto per cambiare.

Io che sull'ego ci lavoro ogni giorno sono completamente sincera nel dire che fra un consumo di carne giornaliero ed un consumo quasi ridicolo di carne la differenza non l'ho sentita. Poi magari non ero arrivata al punto di risentire del consumo di carne e quindi il mio corpo è rimasto nella stessa situazione, ovvero da sano a sano, non saprei. Fatto sta che, con questa premessa, l'eliminazione totale non mi pareva ancora sensata.

Poi è successo che involontariamente ho visto alcuni pezzi di video sugli allevamenti e, nonostante fossero scene solo di addetti che prendono gli animali e li spostano da un punto ad un altro, il modo in cui lo fanno, come se fossero dei sacchi di spazzatura, degli oggetti inanimati, delle "cose" senza importanza, mi ha inorridito. Ho iniziato a pensare seriamente a quanta crudeltà c'è in tutto questo meccanismo di allevamento intensivo, a quanti esseri viventi vengono uccisi per farci ingerire cibo che non ci serve nemmeno, visto che abbiamo alternative. Non che io non abbia mai fatto questo genere di pensieri ma ultimamente qualcosa dentro di me è cambiato e la mia soglia di sensibilità verso questo genere di cose si è alzata (o si è abbassata la tolleranza, decidete un po' voi).

Ma anche questo non mi sembrava un argomento abbastanza convincente perchè, nonostante io abbia letto studi e numeri sulla differenza che fa in termini ecologici e di uccisioni l'impatto di una singola persona che non mangia più carne, mi pareva un discorso parecchio aleatorio. Nel senso: se io non compro carne non è che la quantità che io non mangio non esiste più. Se una azienda produce 100 e io non compro il mio 10 (per esempio) non è che quel 10 non viene prodotto. Anzi magari peggio ancora, viene buttato perchè rimane invenduto. Quindi il discorso dell'impatto del singolo sul sistema globale non mi pareva così persuasivo.

Però, metti insieme un motivo e metti insieme l'altro alla fine ho trovato la chiave verso la decisione: magari il mio non comprare carne a fatti non cambia nulla MA ho deciso che i miei soldi verranno più coerentemente distribuiti a chi non produce morte e crudeltà. E magari il fatturato del  mondo della carne non ne risentirà di una virgola, ma almeno i soldi che guadagno non verranno sprecati malamente ma anzi, verranno più volentieri dati ad aziende bio, che promuovono il cruelty free e a chi si sta impegnando per creare un mondo migliore.

Da qui poi sono nate altre considerazioni sui locali e su dove d'ora in poi deciderò di mangiare fuori casa. Ma di ne questo parlerò a parte.

Per ora mi limito a prendere posizione sui miei consumi. Mai più carne e pesce.

mercoledì 6 aprile 2016

Pensieri: ma basta con i burger di seitan!


Oggi ho da fare una riflessione meno profonda di quella di ieri: l'assurdità del proporre in un locale un burger vegetale con il seitan.

Partiamo dal presupposto che il seitan non è una roba così sana, almeno a mio parere. Intanto è una trasformazione della farina, generalmente di manitoba, che è meno dannosa della farina 00, ma tanto a meno che il burger non lo compri e non controlli non lo sai con che farina è fatto. E vabè, iniziamo così.

Di per sè, anche se non sono così a favore del seitan, il burger poverino non fa niente di male. Da solo.

Se nei locali che propongono i burger (quelli fatti con il pane intendo) però smettessero di ostinarsi a metterlo dentro sono sicura che sarebbe meglio per tutti.

Perchè un burger panino con dentro il burger di seitan vuol dire mangiare "pane con contorno di pane"! Non vi pare nutritivamente ridondante? Che senso ha sommare farinacei a farinacei? Per quanto mi riguarda nessuno.

Come dire che mi mangio un piatto di patate e purè. O fette di pomodoro al sugo. O un uovo all'occhio di bue su letto di frittata. Ma quale senso culinario ha?

I burger vegetali sono molto versatili, io sto sperimentando qualsiasi tipo di impasto, con granulato di soia, con patate, con tofu, con legumi, con riso. Ci sono mille mila combinazioni. Poi vado in un locale e mi vedo "burger di seitan". No, signori, no, io farina al quadrato non la voglio mangiare, per favore. 

Io dico no al panino con il seitan! E se non eravate coscienti della ridondanza alimentare del burger con il seitan, ora lo siete!


martedì 5 aprile 2016

Pensieri: lasciar andare


In un percorso di crescita personale una delle cose più importanti da imparare è il concetto di lasciar andare.
Ma che cosa, direte voi, devo lasciar andare? La risposta è unica, semplice e chiarissima: TUTTO.
La mente umana, che è il nostro più grande dono ma anche il nostro vero e unico nemico, ha l'insensata tendenza ad attaccarsi a qualsiasi cosa. Alla mente, anzi per la precisione al nostro ego, non piace cambiare. Cambiare è una incognita e in quanto tale è motivo di panico per la nostra sovrastruttura psicologica, creata in anni di bombardamenti di informazioni, input, nozioni e atteggiamenti che nemmeno ci appartengono, nella maggior parte dei casi.
L'altro giorno leggevo una simpatica strip in cui una voce fuori campo diceva:
"Chi vuole il cambiamento?"
"TUTTI" risponde la folla
"Chi vuole cambiare?"
-silenzio-

In un altra pagina web ho letto: "chi, pensando a se stesso fra cinque o dieci anni, sarebbe felice nel vedersi esattamente come oggi? Senza che nulla sia cambiato?". Probabilmente nessuno, giusto?

Eppure facciamo di tutto per non cambiare, per rimanere attaccati agli stessi schemi, perfino a quelli più banali di ogni giorno. Percorriamo la stessa strada, facciamo le stesse riflessioni, andiamo nello stesso ufficio, mangiamo lo stesso tipo di cibo (o he quanta paura che fa alimentarsi diversamente! E quanto fa incazzare la gente l'argomento!).

Una volta ho descritto la vita come "la fotocopia di una fotocopia". Avevo 17 anni. E avevo capito già tutto.

Una delle cose che ho scoperto è che nella mia (maledetta) testa ha un peso veramente enorme lo hanno i ricami che ho fatto sulle persone del passato, soprattutto su quelle a cui ho voluto bene. Ho preso vecchi sentimenti e li ho coccolati per tutta la vita. Ho dato alle persone le etichette di "buono", "cattivo", "importante", "meraviglioso" e le ho cristallizzate lì, accarezzandole di tanto in tanto. Quando vedo una vecchia foto o quando ricordo un avvenimento. Quando ascolto una canzone a cui sono legata. Qualcuno potrà pensare che non ci sia niente di male ad indulgiare sulla nostalgia, invece questo atteggiamento è uno dei peggiori. Imbriglia la mente nel passato e lo colora di un colore che non sbiadisce mai. Lo tiene vivo come se fosse ancora presente e codifica la realtà passata di un valore già di per sè filtrato dall'esperienza ed in quanto tale, fittizio.

Un fatto è un fatto, un avvenimento è una serie di momenti, un'esperienza è un modo per comprendere. E deve finire lì. Questo io mi prefiggo d'ora in poi: lasciar andare le emozioni che restano appiccicate ai miei ricordi. E non solo le emozioni ma anche tutto quello che la mente ci ha costruito sopra, come ad esempio la convinzione (ridicola ma tristemente umana) che a stessa situazione corrisponda sempre la stessa risoluzione. Quindi un paio di delusioni amorose diventano "l'amore non esiste". Incontrare qualche persona stronza diventa "tutte le persone sono stronze" e così via. La mia obiezione a tutte queste affermazioni è diventata "e perchè mai?". Perchè dovrei pensare che una serie di sfortunate esperienze dovrebbe costituire la regola universale di come gira il mondo?

Io mi sto esercitando a guardare alla realtà e al passato per quello che sono, oltre ai giudizi, oltre al ricordo, oltre a tutti i fiocchetti o alle schifezze che ci metto addosso filtrando attraverso il maledetto ego e al suo istinto di auto preservazione.

L'avevo letto in un libro anni fa, non ricordo quale (forse era uno di Wayne Dyer): l'ego va DISTRUTTO.
E io lo prendo a picconate in faccia ogni santo giorno. E vivo già meglio di prima.

giovedì 17 marzo 2016

Pensieri: il primo passo


In ogni cosa che si vuole fare o raggiungere è fondamentale compiere "il primo passo", solo da lì si può iniziare un percorso. Facile dirlo ma difficile, guarda un po', farlo. Perchè c'è sempre un motivo o un altro, vuoi per pigrizia, per comodità o semplicemente perché uno non è abbastanza convinto, che spinge a posticipare questa prima cruciale fase.
Ieri ho deciso di fare il mio primo passo verso il vegetarianismo. 
Voi lettori delle mie ricette veg penserete "ma come, non sei già vegetariana"? Sempre ammesso che qualcuno che non mi è già amico legga questo blog, cosa di cui non sono sempre molto certa. In ogni caso, per voi che non mi conoscete dal vivo dico: no! Non sono vegetariana. 
Da anni ho arginato il consumo di carne ad un quantitativo di una volta a settimana, di norma anche meno, perché penso che questo sia il regime alimentare più in accordo con il corpo umano. O quanto meno, senza entrare in questioni di cosa sia universalmente giusto o sbagliato, io mi sento meglio così. Poi è anche vero che il mio consumo di carne è limitato a pochissime specie animali (per lo più solo pollo, suino e manzo) e non ho mai mangiato frattaglie, cuore, fegato o altre rivoltanti parti interne, mi rifiuto perfino di mangiare lo zampone.
Da ieri ho deciso di non mangiare più carne. Mai più. Perchè? Perchè finalmente sto sviluppando quella sensibilità verso la vita e verso gli altri esseri viventi diversi dall'uomo da non voler continuare ad alimentare con il mio consumo personale un'industria fatta di profitto, ingordigia e crudeltà.
Tutto questo nasce dei (per me) temutissimi "video su internet" che mostrano gli allevamenti. Mi è capitato nei giorni scorsi di vederne alcuni secondi per casualità e sebbene fossero solo scene di come gli animali vengono spostati per andare al macello, già solo quello è bastato a farmi rabbrividire. 
Io non sono contro all'uccidere per cibarsi, lo fanno tutti gli animali ed è normale nel ciclo della vita che lo facciamo anche noi (anche se io sono dell'idea che non siamo onnivori, ma ok), però una cosa è uccidere e mangiare e un'altra creare un'industria basata sul maltrattamento animale, sulla brutalità, bombardare le bestie di ormoni per farle crescere di più e rintronarle di antibiotici. Tutte porcherie che poi di riflesso finiscono anche nel mio di stomaco. Che senso ha rifiutarmi di fare, per esempio, il vaccino anti influenzale se poi mi mangio medicine con la carne? 
In più, per mia fortuna, a me la carne non fa per niente gola. L'unica cosa che mi fa gola è il sushi, ragione per cui, per ora, mi limito a non mangiare carne e continuerò a mangiare pesce nel sushi.
Tanto, anche senza essere vegetariana, mi sono ritrovata seimila volte a difendere questa scelta altrui solo perché simatizzante, a questo punto tanto vale farla.
Quindi... addio carne, addio salumi (tanto non li mangio più da un pezzo), addio hamburger.
Al prossimo giro vediamo di dire addio anche al salmone.

venerdì 4 marzo 2016

Pensieri: uomini interessanti dove siete?


Frequento in sacco di posti e un sacco di contesti. Negli anni sono passata dalle discoteche allo yoga, dal ballo country ai centri olistici, andando pure nel campo della moda. Si può dire tranquillamente che io sia una persona che sta sempre in giro e conosce gente del tipo più variegato. Ultimamente però inizio a soffrire di un grave disturbo: l'insofferenza verso la totale assenza di uomini interessanti aggravata dall'esagerata percentuale di presenza femminile.
Tempo fa una mia amica mi ha girato un link di un evento "solo per donne" e lì, mentre stavo per gettare il cellulare contro al muro pensando "ma basta donne!" mi sono resa conto che avevo un problema. In ufficio siamo 90% donne. Nei centri yoga il 90% sono donne. Negli altri contesti che bazzico se la percentuale si alza una buona metà sono gay e i rimanenti sono dei casi umani. Io non ne posso più di stare sempre in mezzo a donne. 
Ok, quantitativamente siamo di più, c'è il famoso dato "tre donne per ogni uomo" da considerare, ma quei pochi uomini che rimangono, ma si può sapere dove sono? Cosa fanno? Perchè, soprattutto, pare che non abbiano alcun interesse? E quando anche ho la fortuna di avere a che fare con il genere maschile è mai possibile che non esce una parola da quelle bocche che non sia banale, scontata, poco interessante e spesso pure poco intelligente?
Non mi piace generalizzare perchè, per fortuna, ci sono delle eccezioni e negli anni ne ho anche incontrate. Peccato che, ovviamente, costoro, uomini che si ergono ad un livello umano un po' più alto sono... ACCOPPIATI! E se anche io non sono interessata a quel genere di rapporto, in quanto accoppiati loro sono irraggiungibili, anche a livello umano. Perchè, si sa, un uomo con una donna l'amicizia non la cerca e quindi se è in coppia non passerà mai con te del tempo di qualità perchè non sei una preda. Non sei assolutamente niente.

Sto diventando una zitella acida tendente al gattarismo? Probabilmente sì. Cosa ci posso fare? Questo è il mondo in cui vivo, un mondo fatto di banalità (mica solo maschile) e di predominanza femminile. 

L'altro giorno, nelle mie silenziose preghiere alla grande forza del grande universo ho detto:

PER FAVORE PUOI MANDARE NELLA MIA VITA UN UOMO CHE IO ABBIA VOGLIA DI ASCOLTARE?

A questo punto sono arrivata, a trovare il genere maschile così poco interessante che quando aprono bocca non ho nemmeno voglia di ascoltare. Oltre ad essere immersa in un mondo di donne, ovunque mi giro, dovunque vado, tutte sempre donne. Tant'è che mi piacerebbe un giorno svegliarmi lesbica così avrei un po' più di spazio di manovra rispetto ad adesso. Ma forse nemmeno perchè le donne lesbiche sono di meno. Dovrei a questo punto svegliarmi in un modno di donne lesbiche, una realtà parallela in cui il lesbismo è la nuova eterosessualità.

E poi, in tutto ciò, le amiche mi vengono a dire " non ti preoccupare, troverai la persona adatta a te". E chi lo dice? Perchè dovrebbe esistere? Chi me lo assicura? 

Continuerò a farmi i fatti miei e a passare più tempo in casa col gatto che fuori a conoscere gente. Tanto è per lo più inutile. 

lunedì 28 dicembre 2015

Pensieri: la bella vita dei chitarristi di oggi



Babbo Natale (aka il mio babbo) mi ha regalato la chitarra... di Hello Kitty! Ed ecco che in casa è arrivato il pezzo più figo della mia collezione kittesca. Ovviamente questo mi porta a riprendere in mano le vecchie passioni di strimpellatrice e mi sono rimessa a suonare dopo soli 14 anni di inattività. Ma suonare è (quasi) come andare in bicicletta, non te lo dimentichi mai completamente. Un po' di rispolvero e ci si ritrova.
Ovviamente non ricordo gli accordi delle canzoni che suonavo una volta per cui mi sono messa a cercare tablature e accordi e mi sono resa conto di come internet faciliti la vita di chi suona. Non avendo vissuto il passaggio, chiamiamolo così, da analogico a digitale, mi sono ritrovata da "mettiti lì con le cuffie, spera di riuscire a capire gli accordi e scrivili su un foglio" a "scarica e stampa tutto già fatto". E se proprio voglio strafare, ci sono pure i tutorial su youtube.
Ah, che comoda la vita dei chitarristi oggi. Se ripenso a tutto il tempo che ho passato a tirarmi giù le cose ad orecchio, testi compresi. Ieri mi sono sentita quasi come se fossi andata in coma e mi fossi svegliata dopo un decennio. Per esempio mi sono chiesta: "ma adesso se uno cerca un componente per il suo gruppo? Mica ci saranno ancora gli annunci in sala prove". Infatti oggi ci sono siti apposta di annunci per musicisti.
A volte mi chiedo come sarebbe stata la mia vita di adolescentese se fossi nata nel 2000. Tutto sommato credo che nel cambio non mi sarebbe piaciuta di più, semmai il contrario. Non penso amerei vedere le pagine facebook dei ragazzi per cui avevo una cotta, magari vederli mandare commenti ad altre ragazze e non avere il coraggio di chiedergli l'amicizia o chiedergliela e vedere che non viene considerata mi viene l'ansia solo a pensarci, per carità.
Ma non divaghiamo perchè invece sul fattore musicista qui è tutto un mondo di facilità e soddisfazioni. Se penso che 10 anni fa avrei impiegato una giornata solo a capire gli accordi di Losing my religion e ieri in mezz'ora la stavo già allegramente suonando... bè... in questo caso un sentito ringraziamento alla tecnologia! Next to come: Wonderwall degli Oasis!

lunedì 9 novembre 2015

Pensieri: Yoga Festival, Yogabeats e David Sye


Sono banale nei miei commenti, lo ammetto. Anche stavolta, come spesso accade nelle esperienze che faccio, la conclusione è sempre la stessa: è stata una giornata veramente strepitosa!
Stupiti che io provi questo entusiasmo per le cose che faccio? Una volta in effetti sarei stata stupita anche io nel sapere che un giorno questo sarebbe stato l'approccio alla mia vita, ma non divaghiamo.

Sono reduce da un'esperienza meravigliosa, anzi due: aver fatto la volontaria per aiutare allo Yoga Festival di Milano e il seminario di David Sye.
L'anno scorso mi era balenato in mente di dare la mia disponibilità per aiutare durante il festival, poi, per lo più per pigrizia, non l'ho fatto. Quest'anno, dopo mille tentennamenti fra me e il mio ego che blaterava "rimani nella tua zona di comfort per carità" ho deciso di farlo. E sono stata felicissima.
Lo Yoga Festival è uno degli happening milanesi che aspetto ogni anno con ansia, lo adoro, non solo perchè mi permette di conoscere nuove scuole e nuovi stili di yoga, ma anche per l'aria che si respira passeggiando per gli stand, i sorrisi delle persone, il mood che ti trasmette. Pensare in qualche modo di poterne far parte, anche solo per un turno di sei ore, era un pensiero elettrizzante. Il mio compito di volontaria era addetta alla sala Mandala, una delle due sale che propone classi gratuite. E così, dopo un esordio fantozziano che mi ha portata ad arrivare in lieve ritardo causa gomma della bicicletta a terra, mi sono appostata davanti alla sala e ho accolto gli insegnanti, sistemato i microfoni (con somma gioia dei fonici che quando passavano da me trovavano tutto sotto controllo), aiutato le persone che chiedevano informazioni, controllato che tutto fosse in ordine. E' stato stupendo lavorare per una volta per qualcosa di utile e bello, sorridere agli sconosciuti, osservare realtà che non mi appartengono, essere al servizio di chi fa questo mestiere meraviglioso che è insegnare yoga.
Certo, per me che sono abituata a stare seduta tutto il giorno in ufficio, stare in piedi più di sei ore filate è stato un po' provante, tant'è che la prima cosa che ho fatto una volta finito il turno è stata sedermi a casaccio da qualche parte e mangiare una barretta di frutta secca, essendo a stomaco vuoto dalle 9 del mattino.
Purtroppo un vero pasto non lo potevo fare perchè un paio d'ore scarse dopo avevo il seminario di David Sye.


Ho scelto di fare questo seminario perchè avevo letto del suo approccio anti convenzionale su Yoga Journal ed ero molto curiosa. Quando l'ho visto sono rimasta un po' stranita, di certo non ci si immagina che un tizio tutto super tatuato dalla testa ai piedi possa essere un insegnante di yoga. E poi ammetto che me lo immaginavo molto più alto. 
La sala era abbastanza piena e io ero molto curiosa. Traduttrice di David niente meno che Elena De Martin, accompagnata da un carinissimo barboncino nero.


Non ci sono parole adeguate per descrivere l'esperienza con David Sye, perchè, come anche scrive sul suo sito ufficiale (link QUI), l'unica cosa per capire è provare a farlo!
Il suo yoga, battezzato Yogabeats, vuole rompere le barriere della serietà portando chi lo pratica a giocare, sperimentare, ridere, uscire dalla propria zona di comfort. La lezione prevede ampio ausilio della musica, ma non la solita musica indiana o new age, bensì canzoni rock, jazz, ritmo e volume alto. Utilizza tecniche di respirazione e movimento e ti spinge a lasciar andare l'autocritica, l'ego, la paura.
"Fate questa asana e cadete a terra...? Who cares! Laugh and try again!"
Non mi sono mai divertita così tanto facendo yoga. Mi sono sentita libera, felice, accompagnata verso una nuova prospettiva di atteggiamento.
Inutile dire che come prima cosa... mi sono iscritta alla newsletter ufficiale di David. E ho deciso che un giorno andrò a Londra, o in qualsiasi altro luogo, a fare un'altra classe con lui. E un giorno anche un seminario.
Ma la cosa più importante che ho imparato, anche se credo lo abbia detto già Patanjali, oppure Buddha:

NON ESISTE NESSUN GURU, SEI TU STESSO IL TUO GURU.

Ma una cosa cosa è leggere una frase e un'altra è "sentirla" con il cuore, leggerla sulle labbra di una persona straordinaria come David Sye, assimilare il concetto mentre lo applichi nella tua pratica yoga.

Grazie David, mi hai donato qualcosa di meraviglioso.

Grazie Yoga Festival per la magnifica opportunità.

Grazie a me, per aver superato il difficile step di pigrizia che mi ha portata fin qui.

Namastè... everyone... namastè!

giovedì 8 ottobre 2015

Pensieri: una volta la vita pareva senza limiti

Stamattina stavo riflettendo, mentre andavo in ufficio a piedi ascoltando la musica, a quanta differenza c'è fra l'atteggiamento verso la vita che avevo a 18 anni e quello che ho oggi. Quando sei adolescente e sei al liceo, sai che una fase della vita, quella dello studio, finirà e che qualcosa, volente o nolente, di diverso ti attende. Non c'è staticità, non puoi rimanere fermo a scuola per sempre, prima o poi da qualche parte devi andare. Allora inizi a riflettere, a pensare a cosa vorresti diventare, a cercare la tua strada. Ed anche se magari lì per lì sbagli, hai sempre tempo di cambiare idea, di rifare tutto da capo. La vita è un universo di possibilità. Perchè una volta adulti non è più così? O quanto meno, perchè si ha la sensazione che non sia più così? Perchè ad un certo punto uno arriva, si adagia in un uffcio e pensa che quello è il suo posto e che niente cambierà mai, nemmeno volendolo?
Questo succede perchè qualsiasi percorso uno scelga ha insito in sè la preparazione, l'impegno, lo studio, e una volta che stai lavorando otto ore al giorno, il resto lo dedichi alla sopravvivenza, la spesa, sfamarti, fare esercizio fisico (e questo non lo fanno nemmeno tutti), il tempo che rimane è davvero poco e prezioso ed è difficile scegliere di incanalarlo in qualcosa. Uno deve essere sicuro di volerlo e di sacrificarsi per ottenere dei risultati.
Per esempio, se io volessi prendere una laurea? Dovrei studiare di notte. Fattibile? Sì. Poco probabile? Anche.
Ovviamente per un giovane il punto focale della possibilità di scegliere una strada è il fattore "abitare con i genitori" ed avere quindi tutta una serie di benefit di tempo e soldi da non doversi guadagnare. Fin qui tutto bene, il discorso fila, è ovvio che siano situazioni molto diverse, ma questo è solo un aspetto della faccenda.
Quello che mi sono chiesta io è: perchè è così difficile veder possibile un futuro diverso?
Se parto dal presupposto che tutto cambia e tutto finisce, perchè più uno va avanti negli anni e più tende a credere che la sua realtà sia talmente statica da non poterla cambiare nemmeno volendo?

Non abbiamo forse tutti una possibilità di scelta? Non è forse vero che nella vita può accadere qualsiasi cosa da un momento all'altro che sconvolge ogni equilibrio?

Perchè allora ci sentiamo sempre più imprigionati in situazioni che sappiamo non ci appartengono più?
Perchè anche quando scegliamo un'altra strada, a 18 anni abbiamo fiducia che quella SARA' la nostra strada, a 38 invece ci caghiamo addosso e ci facciamo seimila problematiche?
La nostra mente tende ad aggrapparsi a qualsiasi cosa, purchè "sembri" stabile e non presupponga alcuno sconvolgimento, perfino quando invece vorremmo che tutto fosse diverso.

La paura.

Ecco cosa ci frega.

Perchè una volta non avevo paura? Perchè una volta il punto di fine di una situazione era una liberazione e non un terrore?
Perchè la fine della scuola metteva allegria ed essere licenziati crea ansia?
E' davvero solo una questione di "soldi" e sicurezza?

Io non penso. Penso che la mente tenda ad essere sempre più granitica con il passare del tempo e non importa se stai vivendo una vita di merda, quella è la vita che conosci e di cui non hai paura, e allora anche quando vorresti cambiare ti senti ingabbiato anche se non lo sei. Se decidi di uscire dalla gabbia ti scontri con la paura.

Io voglio smettere di avere paura.

Io voglio ritrovare la me stessa che pensava che una volta messe le lenti a contatto sarebbe diventata bella, che una volta finito il corso di grafica avrebbe avuto un lavoro che le sarebbe piaciuto, quella che si è fidanzata e ha pensato che avrebbe avuto una famiglia. Voglio ritrovare il coraggio, il menefreghismo delle conseguenze, l'impeto e la passione.

Sono stanca di lasciarmi appassire. Sono stanca di lasciarmi trasportare dei giorni uno uguale all'altro.

Per citare un grande gruppo (che è per me... Marilyn Manson! Ahahah, no che sono le Huggy Bear):
"This is the sound of the revolution"!

lunedì 21 settembre 2015

Pensieri: i rumori di fondo


Oggi vorrei parlare di un oggetto casalingo che mi auspico nei prossimi anni venga utilizzato in modo molto diverso da come viene fatto oggi da tante persone: la televisione.
La generazione precedente alla mia, quella degli odierni 50/60enni, ha avuto la sfortuna di crescere nel momento di passaggio fra la radio e la televisione e purtroppo hanno passato un brutto vizio ad alcuni (sfortunati) della mia generazione. Chi ha vissuto il passaggio fra il niente e il boom della TV ha adottato questo brutto "modus operandi" della vita familiare di accendere la televisione come unico mezzo di informazione o di intrattenimento. Una volta esistevano solo i programmi contenitore, il carosello, i presentatori che balteravano stupidaggini, le starlette mezze nude che ballavano. La generazione precedente è passata dalla noia casalinga alla meraviglia dello scatolotto e si è praticamente ubriacata di robaccia. Finchè non è diventata un'abitudine entrare in casa e accendere la televisione, non importa perchè o cosa stia trasmettendo, lei finalmente ha evitato a tutti di parlare, dialogare, confrontarsi o, meglio ancora, di ascoltare il silenzio e se stessi.
Con l'andare degli anni per fortuna hanno iniziato a trasmettere film, serie tv, musica, programmi di spessore un po' più ampio e quello che mi auguro è che prima o poi programmi cretini e per mentecatti che si lobotomizzano guardando stupidaggini possano smettere di essere trasmessi. Per fortuna un minimo di cambiamento già sta avvenendo e il panorama delle serie TV, per esempio, è arrivato ad una qualità spesso superiore in trama, effetti e regia addirittura ai film.
Ma non è tanto di questo di cui volevo parlare quanto della tristezza che mi fanno le persone della mia generazione che, assorbendo gli strascichi della meraviglia della novità della generazione precedente, si sono lasciati influenzare a questa abitudine di accendere la TV appena entrati in casa, senza nemmeno guardarla o peggio ancora si mettono sul divano e fanno zapping. Al di là dell'imprinting genitoriale io credo che il problema di queste persone sia duplice: da un lato la mancanza di interessi di qualsiasi tipo, che porta quindi a passare il tempo guardando roba a caso, dall'altro un problema più profondo, quello di non tollerare il silenzio e soprattutto i propri pensieri.

Ho scoperto con rammarico negli ultimi anni che tante persone hanno serie difficoltà a stare da sole e ad ascoltarsi. Sarà che io sono abituata a farlo da anni, sarà perchè essendo single volente o nolente se non ho nessuno con cui parlare per forza mi sono abituata a me stessa, sarà perchè per me è fondamentale avere contatto con la mia interiorità. Quindi io non ho bisogno di riempire di baccano o di rumore di fondo una stanza così non devo fare i conti con me stessa. Trovo molto triste che ci siano persone che invece hanno questa necessità. Triste perchè loro non comprendono l'importanza di affrontare certe problematiche interiori piuttosto che tamponarle con facili soluzioni. Non è forse ciò che abbiamo dentro l'unica cosa importante in questa vita? Non siamo forse noi stessi l'unica persona che starà con noi fino all'ultimo respiro? Davvero vogliamo sovrastare la nostra voce interiore con un chiacchiericcio di presentatori e pubblicità?

Certo, fare i conti con se stessi non sempre è semplice. Nell'ambito yoga la mente a volte è chiamata "monkey mind", la mente scimmia: insoddisfatta, salta qui e lì senza senso, confusionaria, in preda a giudizi, autocritica, spietata. Anche la mia mente è così, o per meglio dire era così. Adesso ho imparato a domarla, a creare silenzio nella testa, a non dar retta alla scimmia, che comunque a volte fa capolino, non mi risulta di essere ancora "illuminata" :). Ma quando si arriva a questo punto, quando la scimmia tace spesso, il silenzio non fa più paura e non c'è più bisogno di riempirlo.

Quindi provate a pensarci, perchè accendete la televisione se non la guardate? Se la risposta è per non stare con voi stessi fatevi delle domande e mi auspico, oltre alle risposte, che cerchiate delle soluzioni.

martedì 4 agosto 2015

Pensieri a due ore dalle vacanze

Fra due ore, anzi per la precisione fra un'ora e mezza, sarò in vacanza: tre settimane di libertà senza andare in ufficio. Agosto a Milano è un mese di merda. L'ho sempre detto e lo ripeto, ci ho anche fatto un Furachannel, a suo tempo. A quei pazzi che lo amano perchè c'è meno casino e non c'è traffico io rispondo che in cambio praticamente non ti muovi quasi, considerata la frequenza dei mezzi pubblici ad orario estivo ridotto, e come se non bastasse puoi mettere una pietra sopra a fare qualsiasi cosa che non preveda un megastore o una grande catena, unici posti che rimangono aperti. Volevo approfittare di essere a casa per andare a mangiare in uno di quei posticini tanto carini che fanno solo pausa pranzo e che non essendo in zona non posso mai provare ma no, è tutto chiuso dal 31 luglio a inizio settembre, maledetti. Di solito anche palestre e corsi yoga chiudono, per fortuna il mio centro, l'amato BaliYoga è aperto quindi a parte i giorni che effettivamente non sarò a Milano almeno su questo posso non mettermi in stand by. Odio agosto perchè mi forza a mettere sempre tutto in pausa, come se la vita esistesse solo in vacanza. Peccato che non solo io non amo particolamente viaggiare, ma le mie finanze non mi permettono di scappare da Milano per un mese intero, anche ammettendo che possa avere un mese di vacanza dal lavoro.
Milano vuota mi fa paura. Non avere gente intorno in città non mi dà un senso di tranquillità ma solo di ansia, le strade vuote, il caldo che sale dal cemento, i negozi chiusi. Sembra tutto morto, fermo, immobile. Non in un modo rilassante, ma in un modo spaventoso.
Quest'anno ho deciso di fare il mio primo viaggio da sola, destinazione: Amsterdam. Qualcuno mi ha chiesto perchè Amsterdam e la risposta è quanto mai facile: era il volo che costava meno fra le città europee che ancora non ho visto. In verità mi dà anche un senso di sicurezza l'Olanda come posto per provare un'avventura solitaria. Sicuramente tutti parlano inglese, c'è l'euro quindi non devo impazzire coi cambi valuta, fa fresco in estate (25 fantastici gradi) e ci sono parecchie cose carine da vedere. La finalità di questa vacanza è di stare bene con me stessa, trovare fiducia sapendo che posso cavarmela da sola fuori dalla mia zona di comfort, ma soprattutto se l'esperienza mi piacerà e supererò questo limite del non sentirmi tanto in grado di fare 4 giorni da sola all'estero, d'ora in poi smetterò di andare in vacanza con altre persone.
Non sono asociale nè rifuggo la compagnia della gente, anche se sto benissimo da sola e spesso preferisco fare le cose autonomamente che con altre persone, ma dover sempre dipendere dalla presenza di altri, dalle loro date di vacanza dal lavoro e dai loro gusti personali per poter fare un viaggio ha iniziato a diventare una cosa insopportabile. Quante volte avrei voluto prenotare un volo e fare quello che mi andava piuttosto che ripiegare su altro per andare incontro ai gusti altrui? Questa è una cosa che non voglio più fare.
Ammetto però che sono molto in ansia per questo viaggio. Per quanto io sia brava a mettermi in discussione e cercare di superare i miei limiti, non è una cosa che faccio alla leggera o senza paura. Però sono fiera di me perché io mi sforzo, ci provo, faccio cose che in tanti commentano: "io non avrei il coraggio se fossi al posto tuo". Nonostante io mi ritenga una persona molto paurosa riesco lo stesso a tirare fuori una enorme quantità di coraggio quando decido di farlo. Ed è questa consapevolezza che mi devo portare nel cuore per superare quest'ansia che provo all'idea di andare. Ho deciso di farlo per essere una persona migliore, più indipendente e più libera dai miei schemi mentali e dalle catene che mi auto impongo.
Quindi benvenuta Amsterdam. Sarai la mia chiave di volta verso un nuovo futuro. 
Ovviamente... Mortino sarà con me! :)

lunedì 29 giugno 2015

Pensieri: Yoga Sutra a cura di Gary Kissiah, quando trovi belle cose on line




Oggi stavo cercando qualche pagina twitter sullo yoga e mi sono imbattuta in questo sample di una delle varie versioni degli Yoga Sutra di Patanjali a cura di Gary Kissiah. Visto che sono ancora nell'ignoranza di questo importantissimo testo e attendo che mi venga regalato a brevissimo per il mio compleanno, l'ho scaricato e ho iniziato a leggere l'introduzione. Ho trovato una parte molto interessante, uno dei punti fondamentali che tutti, praticanti o meno di yoga, dovremmo comprendere per vivere meglio. Riporto qui sotto il testo in inglese e poi la mia traduzione. Gente, riflettete...


[...] we automatically identify with the external world, our egoic, everyday minds and our bodies. We see a world of multiplicity, impermanence and duality. Consequently we often feel alone, disconnected and alienated. The result is suffering. According to Yoga philosophy, the basic reason that we experience suffering is due to spiritual ignorance or “avidya.” Avidya is one of the key concepts that we will encounter throughout our exploration of the Sutras. Although there are several elements to avidya, it fundamentally involves identifying with the activities of our everyday minds which prevents us from realizing our true Self.
Because we are not united with our true Self, we do not have access to our natural state of unity and bliss. It is as if our everyday minds are the clouds and the true Self is the sun. Even though we may not see the sun on a cloudy day, it is always shining. We know that the world, our minds and our bodies are impermanent and constantly changing. We can easily see this in the changing of the seasons, the daily weather patterns and the aging process in our own bodies. Yet, due to avidya, we avoid accepting change and attach ourselves to various illusions of permanence and stability because they provide us with a sense of security and peace. This leads to suffering.


[...] automaticamente ci identifichiamo nel mondo esterno, nelle nostre menti egoiche, nel corpo e nella quotidianità. Vediamo un mondo di molteplicità, impermanenza e dualità. Di conseguenza spesso ci sentiamo soli, disconnessi ed alienati. Il risultato è la sofferenza. Per la filosofia yogica la ragione principale per cui proviamo questa esperienza di sofferenza è l'ignoranza spirituale, chiamata "avidya". Avidya è uno dei temi chiave che inconteremo nello studio dei Sutra. Sebbene sia un concetto dalle tante sfaccettature quello fondamentale consiste nell'identificazione con l'attività quotidiana della nostra mente che ci impedisce di realizzare il nostro vero sé. Non essendo uniti con il nostro vero sé non abbiamo accesso all'unità e la beatitudine. E' come se la nostra mente fossero le nuvole e il nostro vero sè il sole. Anche se non riusciamo a vedere il sole in un giorno nuvoloso, lui è comunque lì e splende. Sappiamo che il mondo, le nostre menti e i nostri corpi sono in continuo cambiamento. Lo vediamo chiaramente nel passare delle stagioni, nel tempo atmosferico, nell'invecchiamento del nostro corpo. Eppure, per colpa di avidya, evitiamo di accettare il cambiamento e ci attacchiamo a varie illusioni di impermanenza e stabilità perchè ci procurano un senso di sicurezza e di pace. Ciò porta alla sofferenza. 

lunedì 22 giugno 2015

Pensieri: il potere della noncuranza verso se stessi


In tutti questi anni in cui ho rivoluzionato la mia alimentazione ho imparato a smettere di impuntarmi e di arrabbiarmi davanti a chi, per pura ignoranza, continua a sostenere che la carne "fa bene", che non mangiare carne equivale a "non mangiare" o quanto meno a non mangiare in maniera soddisfacente. Ho imparato che è inutile aspettarsi feedback molto diversi da uno sguardo torvo quando dico che lo zucchero è veleno. O quando dico che non bevo latte da anni. O che compro una scatola di pasta all'anno, o due.
Imperterrita io proseguo per la mia strada, non mi lascio influenzare da chi non ha alcuna consapevolezza di cosa si mette nel piatto e smetto di prendermela.
Quello però che trovo assolutamente assurdo, e non smetterò mai di sorprendermi, è che ci sono persone che sono consce del male che si fanno a mangiare certi alimenti ma non gliene frega niente.
Ammetto che io stessa ho dovuto attraversare mesi e mesi di nervosismo e stress per il fatto di non poter più mangiare determinati alimenti e quindi non fossi libera di prendermi banalmente un gelato se ero in giro e ne avevo voglia. Non sono stata per niente felice di smettere di fare colazione con cappuccio e brioche. C'è stato un giorno, un giorno preciso, in cui ho scoperto di non essere più "obbligata" ma che ormai era la sentivo come una "scelta". Capisco che non sia facile, capisco che di fronte ad un mainstream alimentare che alletta con cibi succulenti, dolci, zuccherosi, porcosi... non ti viene così automatico di dire "no".
Ma mi chiedo, perchè in un mondo che un po' sta aprendo gli occhi, le persone che capiscono che ci stanno ingozzando di veleno sono ancora così poche? E perchè chi lo comprende se ne frega?
Una risposta che mi sono data è "perchè non capisci l'impatto che sta avendo su di te".
Ovvero, chi non è mai stato male per determinati alimenti non si accorge di quanto siano dannosi anche se non hanno disturbi.
E' anche vero che ho scoperto ultimamente che tante persone non si curano nemmeno se stanno male. Tanti credono che avere acciacchi e dolori e disturbi sia normale e se li tengono, fanno finta che non ci siano, non fanno un esame nè una visita medica.

La maggior parte della gente se ne frega del corpo che li ospita.

Lo maltratta sapendo di maltrattarlo, perora la causa del "io mangio quello che mi pare" cercando pure di convincere chi come me invece decide che a questo gioco non ci sta più.
Sono spesso accusata di essere "integralista", di mangiare poco, di essere esagerata nella mia gestione del cibo. Dal mio punto di vista invece sono fin troppo permissiva. Sto facendo colazione al bar una volta a settimana, in ufficio se si festeggia un compleanno mangio i pasticcini, se mi gira vado a farmi un cupcake da Kevin e Victory, ho perfino le salamelle nel freezer e se mi va mi mangio un hamburger con patatine fritte.

Ma no, se tutto questo non è quotidiano o se non lo sotenti come "massima goduria della tua vita" allora sei un'integralista. Se ti permetti la carne al massimo una volta a settimana non ti godi la vita.

Per non parlare della frase da me più odiata al mondo:
"eh dai, si vive una volta sola"...

A me mi viene da urlare a sentirla ormai.

APPUNTO PERCHE' VIVO UNA VOLTA SOLA PREFERISCO VIVERE SANA E FELICE E LEGGERA invece che appesantita e nutrita con veleno. Sarà che a me non mi dà felicità mangiare male, sarà che mi dà felicità trattarmi bene. E poi ti aggiungono "tanto di qualcosa si deve morire". Certo, ma io non voglio morire suicida perchè me ne sono fregata e mi sono scavata la fossa. Perchè questo vuol dire mangiare male: uccidersi piano.

Ma alla fine, ognuno fa quel che gli pare. Io non mi scompongo più, non mi arrabbio più, non cerco più di convincere nessuno. Per me possono ostruirsi tutti le vene di colesterolo, farsi venire il diabete a suon di muffin e farsi scoppiare le coronarie. Ma per favore, non rompetemi le scatole con le obiezioni stupide, almeno. Perchè argomenti convincenti per mangiare male, mi spiace, non ce ne sono. MAI.

venerdì 24 aprile 2015

Pensieri: ci vuol poco per farmi felice

Hamburger al matcha al truck di Gurmetti (da Londra)

Notoriamente io sono affetta da un morbo chiamato "la fissa del momento". Quando mi appassiono a qualcosa non me la scollo di dosso per un bel po', mi ci dedico un sacco, penso solo a quello e tutto ci ruota intorno. Adesso sto in fissa per il tè matcha quindi mi basta trovare un posto dove facciano qualcosa al matcha ed io sono felice, basta davvero poco. Certo, se fossi più standardizzata e mi entusiasmassi per le scarpe o per le borse avrei vita molto più facile, ma si sa, è difficile essere me. Per fortuna anche le mie passioni trovano sfogo qui e lì. Ed ecco che per l'occasione del fuori salone milanese mi è comparso in un piccolo evento di street food un hamburger al matcha, addirittura con granchio reale al posto della carne. Potevo non andare a provarlo? Eh no. Piena di entusiasmo vado al truck di Gurmetti, uno streed fooder italiano ma che sta a Londra e me lo mangio. Rimango abbastanza delusa dal fatto che in verità il sapore tipico del matcha non si sentiva, si vedeva solo nella colorazione verdina del pane. Peccato, peccato, ma ero contenta lo stesso, solo per il fatto di averlo provato.

Panini Durini io ti amo
Tante soddisfazioni invece da Panini Durini, dove il matcha latte (con latte di soia, niente meno) è delizioso e non riesco più a rinunciarci. Oggi apice della felicità quando ho scoperto che il prossimo punto vendita che apriranno è ancora più vicino a casa di quello in corso Magenta dove vado ora.

Ammetto che di solito nel giro di qualche mese mi stufo di queste fisse, torno alla modalità normale fissa-less per poi trovarne una nuova. Ma una cosa da anni non mi stanca mai:
IL MIO GATTONE!!!
Più passa il tempo più lo amo, lo fotografo ogni giorno, me lo pupazzo, lo riempio di coccole e attenzioni. Perché lui è la mia gioia grande! <3 E quando passo tanto tempo in casa io non mi annoio mai perché ho con me l'essere vivente più bello del mondo! Ah, cuore di mamma!

venerdì 10 aprile 2015

Pensieri: volevo evitare le medicine





Sono a casa malata. Classica influenza con raffreddore, tosse e mal di gola da cambio stagione. Pensandoci l'ho fatta uguale un anno fa, me lo ricordo perchè era circa Pasqua e quella volta ho approfittato per smettere di fumare. Mi sono vantata per un anno che senza sigarette non mi sarei presa malattie respiratorie virali, perchè era quello a debilitarmi e invece... eccomi qui a tossire come una pazza. Appena ho cominciato a star male mi son detta che stavolta volevo curarmi naturalmente: riposo, rimedi naturali e niente medicine. Mi sono documentata: miele e succo di limone ogni due ore per lenire la gola, mi sono fatta le centrifughe per fare il pieno di vitamine, mi sono fatta comprare da mia mamma un'essenza di pino ed eucalipto da mettere nel bruciatore, per purificare l'aria, ho fatto i fumi con l'acqua calda e l'olio 31. Tempo due giorni e invece che migliorare... mi è venuta la febbre. Al che mi sono rassegnata alla farmacologia ed eccomi qui a suon di aerosol due volte al giorno, borocaina e aspirina. Ma questa è una disfatta personale, una delusione. Com'è possibile che passo il mio tempo a prendermi cura di me, mangiare bene, fortificare il corpo in maniera naturale e poi non solo mi prendo un banale raffreddore, dopo che sento dire da mille persone che fanno uno stile di vita analogo al mio che "io non mi ammalo più", ma addirittura tutti i miei rimedi naturali non servono a niente? Io sono contro l'allopatia, contro l'estirpare il sintomo perchè è "scomodo", però ragionevolmente quanto tempo tappata in casa a stare male dovrei stare se lasciassi che la malattia facesse il suo decorso? Quanto più su dei 38 gradi di temperatura dovrei lasciarmi andare prima di prendere provvedimenti? Forse la strategia migliore è correre ai ripari prima, fare un'azione naturale di fortificazione mirata prima dei cambi di staglione invece che sperare che i virus mi lascino in pace. Ho ancora molto da imparare credo su come prendermi cura di me stessa senza dipendere dal farmaco e dalla chimica. Un percorso che faccio volentieri.

mercoledì 25 febbraio 2015

Pensieri: la variabile della quotidianità

Settimana scorsa mi sono fatta una promessa: una volta a settimana uscire prima da casa e andare in un bar mai provato a fare colazione. Perché? Per creare una variabile. 
Ultimamente sono molto insofferente al quotidiano e ho pensato che, al di là delle mie mille attività post lavoro, creare qualche differenza nei momenti pre lavoro mi può dare una sferzata di sapore di "qualcosa di diverso quest'oggi, che bello!". Complice il fatto che ormai mi sento una pioniera e critica gastronomica vista la mia massiccia presenza su Yelp, cosa c'è di meglio che andare a cercare nel tragitto casa/lavoro dei bar che mi possano proporre la mia amata colazione vegan? Perché il punto principale del mio andare per bar è in primo luogo capire quanto si è diffuso il latte di soia per macchiare il caffè. Oltre a questo sono alla ricerca delle brioche vegane, che settimana scorsa ho scovato al bistrot di Almanatura Bio e ho trovato buone e particolarmente digeribili.
Quindi stamattina, complice il sole, mi son detta "ma sì, facciamo quattro passi verso l'ufficio e andiamo a fare colazione".
In verità il posto selezionato non è stato entusiasmante e completamente sprovvisto di alternative vegan, nonostante questo la piacevole parentesi diversa dal mio solito tragitto mi ha dato una sferzata di buon umore. In più, stavo ascoltando la musica e il mio fidatissimo iPhone mi ha proposto in modalità shuffle uno dei pezzi più belli, a parer mio, della musica alternativa italiana: A Tratti dei CSI.
Ammetto di essere molto abitudinaria su certe cose, una di queste è la musica. Alcuni brani mi accompagnano fissi da anni nei miei vari lettori, canzoni che fanno parte di me, sempre e comunque. Alcune sono proprio una selezione di brani dall'album Ko de Mondo dei CSI, che stanno con me da quando avevo 18 anni.
Ricordo ancora la prima volta che sono rimasta folgorata da Finistere, ero in macchina con il cugino del mio fidanzato di allora, eravamo in Val d'Aosta, stavamo andando non so dove e non so perché e non so nemmeno più come si chiamasse il cugino in questione, ricordo solo che ho esclamato "Chi sono questi?" e quel giorno ho scoperto i CSI. In verità conoscevo già i CCCP dal mio passato punk (per chi non lo sapesse i CCCP hanno cambiato stile e nome, trasformandosi in CSI) quindi non erano nemmeno un nome sconosciuto. Tornata a Milano ho comprato il CD e me ne sono innamorata.
Canticchiavo mentre andavo in ufficio "quando, cosa, perché riguarda solo me" ed ho pensato a quanto la mia vita in effetti siano solo fattacci miei. E a come invece spesso mi sento in balia degli eventi o delle persone o dei giudizi delle persone. Quando invece tutto ciò che sono o che faccio tutto sommato, riguarda solo me. "Trasformami in megafono, mi incepperò, cosa fare non fare non lo so" il testo di A tratti è capace di darmi qualcosa in qualsiasi momento della mia vita io mi trovi.
Ecco perché ora aprirò Grooveshark e ascolterò i CSI. Oggi, va così.
"In viaggio"...

martedì 17 febbraio 2015

Pensieri: Birdman, un film vero nel marasma degli action movie



Non sono una critica cinematografica e non fingerò di esserlo, anzi. Odio il cinema d'autore e faccio parte della schiera di persone che al cinema ci vanno per l'intrattenimento, gli effetti speciali, il mega-dolby-surround-Imax-mega-bassi-che-ti-ammazzano. Difficilmente esco dal mio salotto di casa per un film che non sia pura sbrodolata di lotte, ammazzamenti ed esplosioni. Eppure ieri l'ho fatto e ne sono stata davvero contenta.
Una volta il cinema era più introspettivo, regalava più emozioni, poi i film non action sono diventati, a parer mio, pallose pellicole pseudo intellettualoidi, lasciando più spazio di leggerezza ai blockbuster, che hanno conquistato il grande pubblico. E Birdman parla proprio di questo, in maniera forse un po' cinica e spietata, ma vera.
Intanto il cast è eccezionale e aver scelto Michael Keaton per la parte è davvero una ciliegina pazzesca. Birdman AKA Batman? Eh, dai, è una parte scritta apposta per lui. Poi Edward Norton in versione stronzo strafottente mi ha fatto venire voglia di rivedermi American History X, con la sua grandissima interpretazione drammatica. Ho apprezzato anche Naomi Watts ed Emma Stone, ma meno dei due protagonisti maschili.
Sono uscita dal cinema emozionata, in riflessione, contenta. Non mi succedeva da tanto tempo. Finalmente un film che non è pretenzioso né noioso, ma nemmeno il solito ammasso di scene spettacolari senza trama. Un film da rivedere, magari in inglese, per assaporare le battute originali.


Oltre ad un notevole plot e cast offre perle poetiche, come quella qui sopra, frasi da citare, come il cartello attaccato nel camerino del protagonista:
"A thing is a thing, not what is said of that thing"
(trad: una cosa è una cosa non ciò che è detto di quella cosa).

Il finale lascia spazio alla perplessità e all'interpretazione e oggi, il giorno dopo, sto ancora pensando a ciò che ho visto, al significato, alle implicazioni psicologiche dei personaggi, così vivi e reali nella loro complessità. 

Consigliato a tutti quelli che amano il cinema e vogliono tirare un sospiro di sollievo che ancora val la pena andarci. 

domenica 15 febbraio 2015

Pensieri: street food e formule frettolose di cibo

Stanno nascendo come funghi, è la nuova moda del momento, lo street food. Più chic del fast food, ormai a Milano, soprattutto in zona centrale, ne nasce uno ogni giorno a quanto pare. Locali piccoli e veloci, dove mangi una cosa al volo al bancone, te la porti via, oppure, se sei fortunato, in uno dei 3 tavolini messi a disposizione. Se sei MOLTO fortunato tale tavolino sarà normale e non un trespolo con sgabello alto. Soprattutto nell'ambito del cibo sano e vegetariano la formula "mangia in fretta e non ti rilassare 5 minuti" pare la più scelta. Locali alla stregua di una rosticceria che ti scaldano le pietanze nel fornetto oppure che tengono i piatti al bancone in caldo come fosse un happy hour. Ma siamo davvero così di fretta da non poterci più permettere il lusso di sederci con calma ad un tavolo e mangiare con tranquillità? Oppure è una questione di costi? Mangiare fuori è diventato un lusso, il ristorante costa troppo e la ristorazione ha cambiato modo di porsi? Probabilmente è un mix di queste ragioni, ciò che è fuor di dubbio è che stia diventando sempre più comune non trovare un posto a sedere per mangiare, non poter organizzare una bella tavolata di amici e soprattutto non potersi rilassare mangiando.
Non ho nulla contro questo tipo di formula, il problema è l'esagerazione. Il problema è che i locali nuovi, quelli che ti fanno incuriosire, spesso sono di questo genere.
Un esempio. Domani sera andrò al cinema in zona centro, ci sono un sacco di posti nuovi e interessanti in cui vorrei provare a mangiare che offrono appunto l'opportunità di mangiare in velocità in modo da non perdere l'inizio del film. Il punto è: troverò posto? Perchè mica ho voglia di mangiare in strada, che già sono di fretta, almeno 5 minuti per carità fatemi sedere a masticare.
Invece in una città che già di suo è frenetica, ci stanno spingendo a nevrotizzare anche quel tempo che, da che mondo è mondo, va giustamente dedicato a mettersi seduti su una sedia e mangiare con calma. Masticando. Assaporando. Godendosi il momento.
Ma come molte cose, a me piace il vecchio stile, quello meno frettoloso, quello più in linea con i tempi umani e non con quelli metropolitani orientati a guadagno e profitto a tutti i costi. Sempre a discapito di una cosa: la nostra salute. Perchè mangiare di fretta, correre qui e lì con il boccone ancora in bocca fa male. La digestione è un processo che richiede tempo e calma, ma questa è l'era che la calma, come dicono pure alcune persone, ce la si concede da morti, non prima.

giovedì 5 febbraio 2015

Pensieri: vegetariani vs onnivori

Perché?
Io me lo sono chiesta e me lo richiedo ogni volta.
Perché l'alimentazione scatena diatribe feroci che sfociano quasi in insulti quando se ne parla? Al pari di argomenti ben più seri quali religione e politica, le reazioni sono le medesime. Ho iniziato ad affrontare queste fastidiose discussioni da quando ho smesso di mangiare glutine. Perché non va bene non mangiare pane, pasta e pizza, vieni considerato un povero derelitto, una persona da compatire. Peccato che a me la pasta non piacesse eccessivamente nemmeno prima, per la pizza posso mangiare quella senza glutine che cambia poco e il pane quasi lo trovo un alimento insopportabile da sempre.

Ma oggi vorrei parlare della diatriba fra vegetariani e onnivori. Eviterò di contestualizzare la mia posizione perché non mi va di mettermi in cattedra a spiegare perché e per come io sia d'accordo con chi dice che l'alimentazione vegetariana o meglio ancora vegana sia la migliore.
Non sono vegetariana per i semplice motivo che non riesco ad integrare le proteine con i legumi a causa di problemi intestinali, ma se non fosse per quello sarei vegetariana. Non vegana solo perché adoro le uova e siccome la mia è una posizione salutista e non etica, un consumo di uova limitato lo trovo accettabile.
Detto ciò gli scontri con gli onnivori convinti sono stati sempre molteplici pur se non sono vegetariana. Ma come anche le questioni sul mangiare o meno lo zucchero, che io per esempio ho eliminato se non per i rari extra che mi concedo tipo un dolcetto una volta a settimana.
Il punto è, c'è davvero bisogno per affermare la propria posizione (io direi il proprio ego, perché di questo si tratta alla fine) di insultare il cibo vegetariano? Quante volte un vegetariano viene compatito o schernito, quante spade tratte sull'IRRINUNCIABILITA' di una grigliata ha dovuto sopportare?
Certo, alcuni vegetariani fanno esattamente lo stesso, si arrabbiano e insultano gli onnivori, ma se devo essere sincera trovo che questo atteggiamento di rifiuto per le decisioni altrui sia una questione prettamente onnivora. L'onnivoro convinto non può rinunciare alla carne, si attacca come una cozza ai vecchi concetti che la carne sia necessaria quando le PROTEINE sono necessarie e non esistono solo nella carne. Sciorinano paroloni e frasi fatte sull'osteoporosi se non mangi latte quando gli studi hanno ormai confermato che l'osteoporosi arriva proprio da un elevato consumo di latticini per tutta la vita. Ma soprattutto diventano cattivi e meschini davvero molto spesso con battutacce e una certa dose di astio.
Ma sinceramente, che cavolo ve ne frega pure se uno volesse vivere solo di aria fritta? Ma sono fatti vostri? Di norma un vegetariano non cerca di convincere nessuno a fare come lui, perché l'onnivoro invece ci prova sempre? Quale assurdo inghippo psicologico li spinge a volere che tutti si uniformino a loro? Non si dice che il mondo è bello perché è vario? A quanto pare il mondo è bello perché mangia la fiorentina, altrimenti è triste e scialbo.
Sapete qual'è la mia posizione?
VIVI E LASCIA VIVERE!!!